Due chiacchiere sul mio “Winterreise”
29 Giugno 2016
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Si intitola Winterreise il nuovo album del Giorgio Ferrera Trio, uscito lo scorso 30 Aprile e distribuito in versione digitale sulle maggiori piattaforme di distribuzione.

Abbiamo intervistato Giorgio per farci raccontare questo nuovo lavoro.

Nel 2011 cosa ti ha spinto ad intraprendere questo progetto? Come hai conosciuto i tuoi compagni di ‘viaggio’?

Era il 2010 ed avevo appena finito di incidere Tour d’Italie e nonostante la soddisfazione ed eccitazione del nuovo lavoro cominciava a farsi strada la voglia di cercare qualcosa di nuovo, nuove sonorità. Mi sono dedicato quindi a questo progetto per creare una netta separazione dai miei lavori precedenti, l’intenzione era quella di abbandonare una scrittura fatta di linee sinuose e di ambientazioni tipicamente mediterranee che avevano caratterizzato anche Chromosome (2009) in favore di qualcosa di nuovo, di un “sound” che corrispondesse maggiormente alla mia nuova fase compositiva. Piano piano nella mia mente si è delineata la strada da seguire, volevo un gruppo dinamico ed originale, un trio che potesse elaborare un proprio suono, un proprio stile riconoscibile, anche al di fuori dei canoni del jazz tradizionale, in favore di qualcosa di imprevedibile che potesse toccare l’energia del rock e contemporaneamente abbracciare le atmosfere intime del jazz nordico. A quel punto non mi rimaneva che trovare i giusti interpreti per la mia nuova idea musicale. È  difficile a volte trovare le persone giuste che credano in un progetto quanto te, ma sono stato fortunato. Ho trovato musicisti di grandissimo valore ed esperienza e non sono dovuto andare neanche troppo lontano. Infatti per il contrabbasso la scelta è ricaduta su Alessandro Del Signore, con il quale già ho collaborato per il tour promozionale in Italia e negli USA di “Tour d’Italie”. Una scelta obbligata per me poiché da subito si è creata una grande intesa musicale che mano a mano è divenuta sempre più intensa. La sua poliedricità poi si è incastrata perfettamente con il mio modo di comporre e suonare, e i gusti musicali comuni poi hanno fatto il resto. Per il batterista invece son dovuto tornare agli anni del conservatorio di L’Aquila. Infatti è proprio lì che ho avuto modo di collaborare e di apprezzare Pierluigi Tomassetti, raffinato, puntuale, ed anche lui di grande sensibilità musicale ed esperienza. Due artisti di spessore ed assolutamente compatibili con la mia nuova idea musicale, una gran fortuna.

 

‘Winterreise’ è il titolo del disco. Come mai lo hai scelto? Quali sono le sonorità a cui ti sei ispirato?

Per rispondere a questa domanda devo tornare indietro agli anni del conservatorio. È lì, infatti, che ho conosciuto il “Winterreise” o meglio il suo significato. Winterreise in realtà è il titolo del famoso ciclo di lieder di Franz Schubert, una raccolta, per così dire, di “canzoni” per voce solista e pianoforte. In conservatorio ho avuto modo di studiare ed apprezzare questa magnifica opera che mi ha subito conquistato con i suoi toni raffinati e discreti che esprimevano gli stati d’animo più intimi. Winterreise, che può tradursi con ‘viaggio d’inverno’,  è un viaggio metaforico, nel suo senso più romantico, che tende alla ricerca di se stessi e del senso della vita, e proprio questo concetto è alla base del mio nuovo progetto discografico. Credo che tutti prima o poi siamo chiamati ad intraprendere un viaggio dentro noi stessi per capire chi siamo, cosa abbiamo fatto e cosa c’è ancora da fare e questo disco è stato il mio “Winterreise”, 9 brani che racchiudono una fase della mia vita che si è conclusa con tutti i suoi ricordi. Per la scrittura dei brani ho deciso da subito di non creare riferimenti musicali al ben più noto lavoro di Schubert, ho preferito tenermi lontano dal rischio delle solite parafrasi, e poi quello che mi stimolava di più era ripercorrere i passi, l’idea di tale genesi, e le sonorità ovviamente rispecchiano i contenuti. Credo che in tutto il disco sia percepibile il suo significato, i toni pacati e i tratti appena abbozzati di alcuni brani descrivono a pieno il riflesso della mia intimità, dei miei pensieri. Non mancano però momenti in cui l’atmosfera si fa più vibrante, del resto qualsiasi percorso che si rispetti è fatto di alti e bassi, di momenti di stasi ed altri di pura energia. Ed ancora una volta le mie esperienze musicali pregresse mi hanno aiutato, regalandomi soluzioni ritmiche ed armoniche un po’ fuori dal tessuto jazzistico tradizionale.

L’album contiene nove tracce. Ci racconti brevemente le emozioni che le hanno ispirate?

L’album è un racconto degli ultimi cinque anni della mia vita e qui si mescolano le sensazioni più varie e gli stati d’animo più imprevedibili. Se penso a “Nothing is Like Before”, traccia n6, lo vedo come un manifesto del mio cambiamento, infatti è stato il primo brano che ho scritto per questo nuovo lavoro. Mi occorreva qualcosa che dicesse che niente era uguale a prima appunto. “Winterreise”, “On The Roof” e “Crystal Silence” invece conservano i momenti di riflessione più profondi, le note suonate dal contrabbasso con l’archetto nascondono proprio i moti profondi della sensibilità e della mia coscienza. I primi due brani si contrappongono al terzo, statico, quasi di cristallo. E’ il momento in cui ti fermi, tutto è fermo, e rimani a guardare.
Per “My Favourite (Personal) Things” ho voluto dare la mia chiave di lettura di un famosissimo standard jazz mantenendo la linea tematica chiara e pulita per poi trasformare il tutto con riff e ritmiche incalzanti, quasi in una rielaborazione progressiva. “Like The Snow” “Condensed Mind”     “Paul’s Pix” e “Daisy Bell” invece riassumono quasi una rappresentazione di vita raccolta, quotidiana, domestica. Come delle istantanee che parlano di una giornata di sole o di un abbraccio davanti ad un camino, e sono i brani ai quali forse tengo di più, se possibile, sono la radice della mia intimità.

 

A ‘Winterreise’ ha collaborato anche Roberto Lioli. Quale è stato il suo apporto a questo lavoro?

Appena deciso di entrare in studio di registrazione, la scelta di avere Roberto in regia è stata quasi scontata. Avevo già avuto modo di collaborare con lui in alcuni lavori precedenti e la sua grande competenza e professionalità erano quello che ci serviva per concretizzare al meglio il nostro lavoro.
La scelta del fonico è sempre una fase delicata che va affrontata con attenzione poiché in studio ci si arriva in tre o in quattro a seconda delle formazioni ma poi il fonico diventa l’elemento aggiunto, quasi un nuovo componente del gruppo. Dalla regia infatti si può avere una visione più lucida dell’esecuzione facendo diventare il fonico quasi un supervisore del lavoro che man mano prende forma. L’abilità e l’esperienza di Roberto poi hanno fatto il resto. Un ringraziamento va anche a Stefano Del Vecchio che ha collaborato ad alcune fasi della registrazione, abbiamo avuto a disposizione due fonici d’eccezione.
Quest’estate sarai impegnato in tour? Quali sono gli appuntamenti in programma?

Questa estate ci esibiremo in diversi festival tra cui l’ Atina Jazz Festival, quello a cui tengo di più per motivi di origine. Insieme alla produzione poi abbiamo deciso di prendere alla lettera il nostro “Winterreise” e quindi concentrarci su un tour promozionale, per il prossimo autunno, che è in fase di allestimento e ci porterà ad esibirci in diversi festival stranieri, saremo in Estonia, Finlandia e in Danimarca. Sono in fase di chiusura quindi ancora non sveliamo nulla…

Rossella Vetrano

 

 

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